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ultimo aggiornamento in data : lunedì 18 marzo 2013
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IL PARCO

 

La storia del Parco della Villa Reale di Monza, il più esteso parco urbano recintato d’Europa, inizia il 14 settembre del 1805 quando il prefetto dell’Olona comunicava alla municipalità di Monza il decreto imperiale di Napoleone, allora anche re d’Italia, col quale creava un “grande Parco Reale”, con il duplice scopo di farne una tenuta modello e un luogo di intrattenimento per la caccia. Nel 1806 viene data attuazione pratica al dettato di legge: il Parco diviene quindi una realtà estendendosi per 800 ettari sulle aree territoriali dei Comuni di Monza, Vedano e Biassono che oggi può contare su sei porte d’accesso al Parco stesso.

parco  veduta aerea

Terminato il lavoro di delimitazione delle aree, l’architetto Carlo Fossati realizza il muro di cinta lungo più di 14 chilometri e alto circa 3 metri. Al Canonica, al Tazzini ed al capo giardiniere Villoresi spetta il merito della sistemazione del grande polmone verde. Il risultato del loro lavoro fu un Parco chiaramente ispirato al sempre più diffuso gusto romantico, con un susseguirsi di vedute pittoresche e di più piccoli edifici e cascine.

Con l’assassinio di Umberto I, le declinanti fortune della Villa coinvolgono pure Parco e Giardini. Nel 1919 Villa Reale e Parco vengono concesse al Demanio e in seguito, per Regio decreto, finiscono in possesso dell’Opera Nazionale Combattenti. Nel 1920 invece, si verifica la concessione al Consorzio costituito dai Comuni di Monza, Milano e dall’Umanitaria.

Un aspetto importante del Parco della Villa Reale, che oggi purtroppo non è più possibile cogliere, è quello relativo alla sua reale funzione originaria: Il Parco di Monza fu infatti pensato come una grande azienda per la domesticazione, l’allevamento e la produzione di animali e piante.

Ora come ora è vissuto soprattutto nella dimensione ludico-sportiva; non a caso sono sorti numerosi impianti sportivi come il maneggio, campi da polo e da golf, campi da tennis e una piscina. Attualmente, le aree libere del Parco disponibili ad uso pubblico sfiorano i 5 milioni di metri quadrati. Le aree con impianti sportivi pubblici occupano dal canto loro quasi 2.000.000 di metri quadrati.

All’interno del Parco da rammentare, oltre alla presenza di Cascine, le ville patrizie Mirabello e Mirabellino. La prima venne eretta tra il 1656 ed il 1675 da Gerolamo Quadrio su incarico del conte Giuseppe Durini. Rilevante complesso barocco pregevole pure per gli aspetti coevi, fu poi ripristinata in chiave neoclassica nei primi decenni dell’ottocento.

parco  villa mirabello

La Villa Mirabellino invece, venne fatta erigere nel 1776 dal Cardinale Angelo Maria Durini in posizione assiale con la Villa Mirabello. Di forme semplici e aggraziate, rivela nell’impianto originario una ben definita matrice barocca rielaborata quindi in senso neoclassico.

Il Parco di Monza, negli ultimi anni, è entrato a far parte integrante del territorio controllato dal Consorzio del Parco e della Valle del Lambro. La costituzione di una commissione tecnica formata dai soggetti istituzionali che hanno responsabilità nella conduzione del Parco, ha consentito l’elaborazione di un Programma organico che dovrà portare a valorizzare quello che la Regione Lombardia riconosce come “un bene raro e prezioso?”. Il patrimonio vegetale e forestale del Parco ha ancora oggi una consistenza eccezionale e il visitatore più attento potrà riconoscere l’umile carpino, adattabile a mille funzioni, o la nobile rovere, il faggio e il platano, i tigli che ombreggiano i viali, gli aceri e i frassini; rimarrà affascinato dalla svettante altezza dei cedri del Libano o dall’incredibile intreccio dei rami di un faggio solitario, dalla spettacolare fioritura del liriodendro oppure dalla profonda ombra di qualche boschetto di conifere. Senza dimenticare poi gli arbusti e le erbe del sottobosco, sulle quali domina l’aglio ursino, che nei mesi primaverili tappezza letteralmente alcuni angoli del Parco con le sue foglie e i suoi fiori bianchi, stimolando l’olfatto del visitatore con l’intenso e caratteristico profumo.

parco  ponte delle catene

In ogni stagione, comunque, il Parco di Monza rivela un fascino particolare, forse più di tutte l’autunno, quando le latifoglie si colorano nelle più diverse sfumature del giallo, dell’arancio e del rosso, quando le prime leggere nebbie stazionano al mattino sui prati; il Parco si fa più silenzioso e la natura, dimenticate le folle di avventori e il frastuono dei motori, sembra voler tornare ai suoi antichi ritmi.

 

 

 

L'AUTODROMO

CENNI STORICI

La costruzione dell’autodromo di Monza fu decisa nel gennaio del 1922 dall’Automobile Club di Milano con lo scopo di celebrare il venticinquesimo anniversario di nascita dell’Associazione: questa infatti era sorta sia pure in forma embrionale, nel marzo dell’1897. La realizzazione di un impianto fisso ed autonomo da destinare alle competizioni motoristiche e alle prove sperimentali era suggerita dalle esigenze tecniche e commerciali delle varie Case costruttrici nazionali che, anche in quel tempo, guardavano alla esportazione verso i mercati esteri come ad una fase di sviluppo dell’attività produttiva.
L’autodromo di Monza venne costruito in solo 110 giorni, per ospitare la seconda edizione del Gran Premio d’Italia, dopo che il primo aveva avuto come sede, nel 1921, il veloce ma non sufficientemente attrezzato, circuito semi-permanente di Montichiari. 
Il problema primario da risolvere era quello di reperire una sede degna del Gran Premio d’Italia che ricalcasse i fasti del già affermato Gran Prix di Francia. Questo obbiettivo fu raggiunto; infatti ormai da circa un secolo Monza, costituisce il palcoscenico naturale della più famosa competizione automobilistica del nostro Paese.

1922


Per la localizzazione geografica dell’autodromo furono prospettate varie ipotesi, le più consistenti delle quali riguardavano la zona della brughiera di Gallarate, dove sorge oggi l’aeroporto internazionale della Malpensa, nonché un area che si trovava nel rione, allora periferico per Milano, della Gagnola. La decisione adottata in via definitiva fu tuttavia quella di optare per il parco della Villa Reale di Monza che in quel tempo era affidato all’Opera Nazionale Combattenti.
La seconda guerra mondiale determinò la sospensione di ogni attività all’interno dell’autodromo che al concludersi del conflitto rimase estremamente inagibile.
Il ripristino integrale dell’autodromo venne deciso dall’Automobile Club Milano all’inizio del 1948. Ancora una volta in un lasso di tempo estremamente breve, non più di due mesi, l’impianto venne restituito alla funzionalità originaria con il rifacimento di tutte le sue strutture.

Nel 1955 si decise di realizzare opere che trasformassero l’intero complesso sotto il profilo della funzionalità. Si ripristinò infatti un circuito di complessivi 10 chilometri comprendente, come il progetto originale del 1922, un settore stradale ed un settore d’alta velocità adeguati alle esigenze delle competizioni e ai tentativi di record. Fu pertanto realizzato un anello con due curve sopraelevate che ricalcava lo schema del 1922, salvo un arretramento a Sud per ricavare un sottopasso, avente intersezione con il circuito stradale simile a quella originaria. La nuova pista d’alta velocità misurava 4.250 metri ed era costruita su strutture in cemento armato anziché su terrapieno come l’originale; le due grandi curve sopraelevate erano calcolate per una velocità massima teorica di circa 285 km/h.
Per la migliore utilizzazione del circuito, nel 1959, a seguito del crescente numero di adesioni alla formula addestrativi Junior venne realizzato un raccordo di pista collegante a Nord il rettifilo delle tribune con quello centrale; detto raccordo, ad andamento sinuoso, da luogo ad un tracciato, detto appunto Junior, che include la curva “parabolica” e che in origine misurava 2.385 metri.

1956


Nuove misure di sicurezza s’ imponevano nel frattempo in relazione al progressivo aumento delle prestazioni delle vetture. Nel 1972, ad esempio, vennero realizzate due delle tre “chicanes” oggi esistenti. Alcuni interventi finalizzati al suo adeguamento agli standard di sicurezza non hanno comunque mutato la fisionomia del tracciato anche se si è effettuata una ridefinizione del disegno della seconda curva di Lesmo e uno spostamento verso l’interno della curva Grande.

 

Il nuovo complesso box e altri lavori strutturali rendono l’autodromo uno degli impianti più moderni del mondo.

 

L’AUTODROMO OGGI

L’autodromo di Monza è oggi il maggior complesso sportivo italiano e comprende molteplici strutture.

JUNIOR

attuale


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tre piste: la pista da Gran premio di m 5.793, la pista Junior di m 2.405, la pista di velocità di m 4.250.
Tribune: coperte e scoperte per complessivi 55.000 posti a sedere, gradinate per il pubblico per 20.000 posti a sedere e prato per 60.000 per una capienza complessiva di 135.000 posti.
Fabbricato box: n. 60 box corsa, n.15 salette di rappresentanza, mq 5000 di terrazza, locali per Direzione Gara – Uffici Organizzativi – Meeting – Sala stampa per 600 posti.
Edificio servizi: locali tecnici di supporto all’attività di pista, uffici di Polizia, Polizia stradale, Carabinieri, Centro elaborazione dati, 24 salette di rappresentanza, 14 terrazze di rappresentanza.
Box di rappresentanza: 9 box adibiti ad aree ospitalità per aziende posti sul rettilineo traguardo con giardinetto privato e tribunetta riservata.
Padiglioni: uno di forma romboidale di 800 mq di superficie, condizionato e riscaldato, l’altro usato per esposizioni e convegni, di 2.500 mq, completo di servizi ed illuminazione.
Centro medico: dotato di 3 sale mediche, 2 rianimazioni, 1 radiologia, 2 sale degenza, servizi magazzino, uffici, sala per il personale medico ed eliporto.
Inoltre la pista è cablata con 31 punti di rilevamento tempi dai quali le vetture traggono informazioni per le gare. L’impianto televisivo a circuito chiuso, costruito da 18 telecamere, copre l’intero tracciato della pista e fa capo ad una sala regia con 18 monitor di controllo e relativi videoregistratori.
Per saperne di più: www.monzanet.it

 

LA CURVA BIASSONO

La prima curva, dopo il rettilineo della partenza/arrivo, detta “Curva Grande” è stata recentemente denominata “Curva Biassono”. foto_curva

curva_biassono

Infatti circa un terzo del tracciato - dalla fine della prima variante sino alla seconda di Lesmo - confina con il territorio del Comune di Biassono.

 

 

 

 

IL MONUMENTO

Il monumento dedicato all'Autodromo di Monza è posizionato sulla rotonda dell'intersezione tra la via S. Maria delle Selve e via Cesana e Villa.
Opera realizzata dall'artista Manuela Fanelli su iniziativa dell'Amministrazione comunale di Biassono, con la collaborazione dell'Autodromo di Monza.L'inaugurazione ha avuto luogo il 31 maggio 2009. 
 








 


IL MURETTO DEI CAMPIONI

Il Muretto è composto da manufatti in ceramica forniti dall'Associazione Amici dell'Autodromo e del Parco di Monza,  raffiguranti gli autografi dei maggiori personaggi del mondo del motorsport ed i vincitori del Gran Premio d'Italia di Formula 1 e del Gran Premio delle Nazioni di Motociclismo. Il Muretto si trova vicino al monumento dedicato all'Autodromo Nazionale di Monza in via Cesana e Villa ed è stato realizzato dall'Amministrazione comunale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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