|
Ansperto da Biassono
Indietro
Nel IX secolo, nella storia della Lombardia e di Milano si impose
la prorompente personalità di Ansperto da Biassono, nato
presumibilmente nel 828, il suo nome viene ricordato nel nostro
paese da una via del centro storico e ripreso da varie
associazioni. Ansperto fu nominato arcivesco di Milano nell'868 e
riuscì ad esercitare giurisdizionalmente poteri religiosi, civili
e politici sulla città. Una serie di iniziative di grande
personalità e forti aneliti di autonomia costellò la sua storia,
spicca tra le opere, il completamento e il restauro della cerchia
delle mura difensive di Milano (è tuttora visibile la Torre
Quadrata, posta all'ingresso del Museo Archeologico), mura che
includendovi il monastero di S. Ambrogio adeguatamente fortificato
e adorno del ricostruito quadriportico. In Biassono viene
ricordato per la fondazione di un ospedale per i pellegrini, che
la tradizione popolare indica trovarsi nell'antica casa colonica
detta "Monastero". La sua personalità rifulse durante la carestia
e la pestilenza (anno 874), quando l'Arcivescovo visitò gli
appestati nutrendoli con le proprie mani, amministrando i
sacramenti, ed esortando il clero a seguire il suo esempio. La sua
imbarazzante personalità finì per inimicarsi i vertici della
chiesa tanto che il pontefice Giovanni VIII, nel sinodo di Roma (a.879),
gli comminò la scomunica con la destituzione dall'investitura
episcopale, mai tradotta in realtà e revocata nell'880 per la
conciliazione seguita all'elezione imperiale di Carlo III il
Grosso.Morì nell'881 e le sue spoglie furono accolte nella
basilica di S.Ambrogio.
Il "burgus"
Le
contese tra Della Torre e Visconti segnarono un triste periodo per
Biassono, occupato dalle milizie di Galeazzo Visconti il quale,
delineando i nuovi confini della podesteria di Milano (12 nov.1385),
vi comprese la pieve di Desio, escludendo però alcuni territori
tra i quali Biassono, che conservò il vigente titolo onorifico di
"burgus". Risulta pertanto pienamente condivisibile la decisione
presa dal primo cittadino di Biassono Angelo De Biasio, di voler
affiancare al titolo di Sindaco quello di "Borgomastro".
I Verri e la villa.
Famiglia
milanese, quella dei Verri, i cui componenti si distinsero nel
secolo XVIII quali esponenti dell'illuminismo lombardo.
Visse a Biassono conferendogli lustro e notorietà.
Il conte Gabriele Verri, giureconsulto, presidente del Senato
Milanese, generale del duca di Savoia, ideò ai primi del 1700, la
costruzione del Palazzo (o Villa) Verri, attuale sede degli uffici
comunali.
Il fratello monsignor Antonio, Canonico e Primicerio del Duomo di
Milano, provvide a far ampliare e restaurare la villa.
L'edificio,
aderente allo stile del barocchetto lombardo, fu arricchito nel
1749 da affreschi dei fratelli Galliari, andati purtroppo
distrutti durante ulteriori interventi di modifica.
La facciata principale era quella che oggi dà sulla Via Verri,
rivolta verso il centro dell'abitato. L'attuale ingresso del
comune che, con un giardino fronteggia la strada provinciale, era
la facciata retrostante. Ospiti illustri frequentarono la Villa;
si possono ricordare Paolo Frisi, il Parini e il Beccaria. Dei
figli del conte Gabriele si ricordano principalmente Pietro
(Milano 1728-1797), studioso di economia, insigne storico, che
fondò con Cesare Beccaria "Il Caffè", il primo giornale italiano.
Alessandro (Milano 1741-1816) soggiornò prevalentemente a Roma ove
si distinse come filosofo, letterato e scrittore e dove morì nel
1816. Carlo, il più giovane (Milano 1743-Verona 1823), agronomo,
innovatore nel campo dell'agricoltura, pur risultando il meno
famoso dei tre, fu apprezzato per aver dimorato in Biassono e per
aver introdotto nuove tecniche agrarie ed aver iniziato la
coltivazione dei gelsi per l'allevamento dei bachi da seta.
Queste iniziative gli favorirono probabilmente l'intitolazione del
Museo Civico.
La
ghiacciaia-vinaia.
Inserita nella cerchia della Villa Verri, rappresentava un grande
frigorifero naturale; in essa venivano scaricati neve e ghiaccio
per conservare la carne.
I recenti lavori di restauro hanno ridato dignità e visibilità a
questa riserva alimentare. Un secondo locale attiguo era adibito a
vinaia.
|