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 LO STEMMA
Lo stemma del comune di Biassono nasce nel 1928. Non vi sono
notizie relative a precedenti insegne della comunità, ricordata
come vicus ancora nell’alto medioevo e poi caratterizzata
dall’attributo di burgus. Il momento del passaggio da
vicus a
burgus non è testimoniato ma dovette seguire alla progressiva o
improvvisa necessità di proteggere l’insediamento o di farne un
caposaldo territoriale. Il termine burgus, non aveva nella nostra
regione un attributo onorifico (come invece avveniva in alcune
altre parti d’Europa), ma indicava la presenza di un fossato
difensivo (e forse di un terrapieno o di uno steccato) intorno
all’abitato.
Biassono è detto Vicus nel testamento di Ansperto e burgus in atti
del XV secolo, al pari di Carate, Desio, Vedano, mentre, ad
esempio, Macherio e Sovico mantennero nei documenti la sola
indicazione onomastica.
La presenza di un fossatum largo 15 braccia milanesi (pari a circa
9 mesi) intorno a Biassono o ad una parte dell’insediamento è
attestata in documenti del XV secolo, dove compare come coerenza
di terreni oggetto di vendita e/o di investitura.
Venne riempito alla fine del XVI secolo, forse nel 1591,
privatizzando l’area agricola così ricavata.
Non vi è per contro notizia di cariche comunali particolari,
connesse a privilegi o a ruoli particolari della Comunità
nell’ambito del contado o dello stato di Milano. La Comunità,
almeno fin dal Quattrocento eleggeva il suo rappresentante,
denominato Console, che la rappresentava ordinariamente o, per
procura, in occasioni di atti straordinari. Lo affiancavano il
Cancelliere della Comunità e un Sindaco-esattore.
Le riunioni ufficiali della Comunità venivano convocate sulla
pubblica piazza suonando le campane, e si tenevano alla presenza
di un notaio di fiducia, incaricato della redazione degli atti.
L’individuazione dei notai che rogavano per la Comunità è
fondamentale per ricostruirne le vicende principali. Per Biassono
purtroppo non sono noti molti nominativi (si ricorda fra gli altri
un Dionigi Ronchi q. Giacomo Antonio che rogò per la Comunità
nella prima metà del XVII secolo). Biassono, almeno a partire dal
Quattrocento, venne costituito in feudo, entità giuridica che
definiva inizialmente (in epoca medioevale) un istituto di
proprietà privilegiata, destinato però a divenire nei secoli
successivi una forma di investitura di diritti esclusivi
nell’amministrazione di un territorio (non sempre effettivamente
esercitati), con particolari benefici (soprattutto proventi di
dazi) e titoli nobiliari, che venivano acquisiti in cambio di
versamento di somme all’erario.
Nel 1476 la zona di
Desio, comprensiva anche di Biassono, fu data
in feudo da Galeazzo Maria Sforza a Lucia Visconti Marliani, da
lui creata duchessa di Melzo e di Gorgonzola. Alla morte del Duca
il feudo rientrò a far parte dei beni della Regia Camera,
l’erario. Luigi XII ne fece un Contado e ne investì il fisico
Gabriele Pirovano, che lo permutò con Ottaviano Rho, al quale
venne confiscato nel 1521, al ritorno degli Sforza. Gli successero
Galeazzo Ferreri, Vespasiano Roadino e Giacomo Gallarati, alla
morte del quale il feudo divenne nuovamente proprietà dello Stato
di Milano. Nel 1580 venne rimesso in vendita. Lo acquistò il
marchese Giorgio Manriquez.
Il 22 novembre 1675 l’intero feudo di Biassono venne acquisito da
Francesco Girolamo Crevenna, con il titolo di marchese,
rilasciatogli con diploma del 21 luglio 1676. Costò 65 lire
imperiali per fuoco, ossia per nucleo famigliare. I Crevenna
tennero il feudo fino alla sua soppressione, alla fine del XVIII
secolo, mantenendo casa da nobile in frazione San Giorgio.
Nel 1927 il Ministero dell’interno diramava una nota, ripresa
dalle Prefetture locali, per raccomandare agli enti pubblici di
astenersi da esibire stemmi non propri, in particolare quelli
dello Stato, e di vigilare affinché i propri e gli altrui stemmi
non fossero utilizzati da non aventi diritto. E segnalava come
tali abusi fossero frequenti, soprattutto ad opera di banche. Al
tempo stesso si raccomandava ad ogni Comune di dotarsi,
nel caso
ne fosse sprovvisto, di un proprio stemma. Fu il Segretario
comunale Emilio Romanò ad occuparsi della pratica, avvalendosi
della consulenza di un funzionario dell’Archivio di Stato di
Milano. Venne svolta una rapida ricerca storica, al termine della
quale venne avanzata una proposta per il nuovo stemma comunale. Si
tenne conto di due elementi: la presenza, per lungo tempo, della
famiglia Crevenna come titolare del feudo e l’esistenza di
famiglie eponime (Biassoni e da Biassono) in diversi periodi
storici, con patente di nobiltà e relative insegne. Il blasone (in
araldica è la descrizione dello stemma) dei Crevenna era il
seguente: “d’argento al mastio rotondo, di rosso, torricellato di
due pezzi merlati alla Guelfa, attraversato da una pianta
verdeggiante al naturale”. Venne ripreso quasi integralmente per
il nuovo stemma, che si volle “incappato di rosso e d’argento al
mastio rotondo di rosso, torricellato di due pezzi merlati alla
Guelfa, attraversato da una pianta di verde al naturale e
sormontato da un B di rosso”. Si trasmise la pratica alla
Prefettura milanese, che la inoltrò alla Consulta Araldica, ente
sovrano in materia, istituto nel 1869 e abolito con la
promulgazione della Costituzione Repubblicana. L’approvazione
della consulta reca la data del 14 novembre 1928, mentre il 20
novembre dello stesso anno venne rilasciata la lettera patente
reale, firmata dal re Vittorio Emanuele III e del Capo del
Governo.
Il blasone definitivo, come risulta dalla lettera, è il seguente:
“Incappato di rosso e d’argento, al mastio merlato, rotondo di
rosso, torricellato di due pezzi accollato ad un ramo fogliato di
verde, posto in palo e nascente dalla punta dello scudo e
sormontato dalla lettera B maiuscola di rosso. Ornamenti esteriori
da Comune”, ossia corona formata da un cerchio di mura aperto da
quattro posterle (tre visibili) con due cordonate a muro sui
margini, sostenente una cinta aperta da sedici porte (nove
visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a coda di rondine
(ghibellina), il tutto d’argento e murato di nero.
 IL GONFALONE
Il gonfalone
viene esibito nelle manifestazioni e ricorrenze di carattere
istituzionale, nelle cerimonie solenni, e simboleggia la
partecipazione del Comune di Biassono all’evento.
L’Allegato B dello Statuto comunale ne descrive la composizione:
“Drappo troncato, di bianco e rosso, riccamente ornato di ricami
d’argento e caricato dello Stemma comunale con l’iscrizione
centrata in argento - Comune di Biassono.
La parte in metallo ed
i cordoni saranno argentati. L’asta verticale sarà ricoperta da
velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate
poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo Stemma
comunale e nel gambo inciso il nome. |