Torna alla Home Page
 

La storia del Parco della Villa Reale di Monza, il più esteso parco urbano recintato d’Europa, inizia il 14 settembre del 1805 quando il prefetto dell’Olona comunicava alla municipalità di Monza il decreto imperiale di Napoleone, allora anche re d’Italia, col quale creava un “grande Parco Reale”, con il duplice scopo di farne una tenuta modello e un luogo di intrattenimento per la caccia. Nel 1806 viene data attuazione pratica al dettato di legge: il Parco diviene quindi una realtà estendendosi per 800 ettari sulle aree territoriali dei Comuni di Monza, Vedano e Biassono che oggi può contare su sei porte d’accesso al Parco stesso.

Terminato il lavoro di delimitazione delle aree, l’architetto Carlo Fossati realizza il muro di cinta lungo più di 14 chilometri e alto circa 3 metri. Al Canonica, al Tazzini ed al capo giardiniere Villoresi spetta il merito della sistemazione del grande polmone verde. Il risultato del loro lavoro fu un Parco chiaramente ispirato al sempre più diffuso gusto romantico, con un susseguirsi di vedute pittoresche e di più piccoli edifici e cascine.

Con l’assassinio di Umberto I, le declinanti fortune della Villa coinvolgono pure Parco e Giardini. Nel 1919 Villa Reale e Parco vengono concesse al Demanio e in seguito, per Regio decreto, finiscono in possesso dell’Opera Nazionale Combattenti. Nel 1920 invece, si verifica la concessione al Consorzio costituito dai Comuni di Monza, Milano e dall’Umanitaria.

Un aspetto importante del Parco della Villa Reale, che oggi purtroppo non è più possibile cogliere, è quello relativo alla sua reale funzione originaria: Il Parco di Monza fu infatti pensato come una grande azienda per la domesticazione, l’allevamento e la produzione di animali e piante.

Ora come ora è vissuto soprattutto nella dimensione ludico-sportiva; non a caso sono sorti numerosi impianti sportivi come il maneggio, campi da polo e da golf, campi da tennis e una piscina. Attualmente, le aree libere del Parco disponibili ad uso pubblico sfiorano i 5 milioni di metri quadrati. Le aree con impianti sportivi pubblici occupano dal canto loro quasi 2.000.000 di metri quadrati.

All’interno del Parco da rammentare, oltre alla presenza di Cascine, le ville patrizie Mirabello e Mirabellino. La prima venne eretta tra il 1656 ed il 1675 da Gerolamo Quadrio su incarico del conte Giuseppe Durini. Rilevante complesso barocco pregevole pure per gli aspetti coevi, fu poi ripristinata in chiave neoclassica nei primi decenni dell’ottocento.

La Villa Mirabellino invece, venne fatta erigere nel 1776 dal Cardinale Angelo Maria Durini in posizione assiale con la Villa Mirabello. Di forme semplici e aggraziate, rivela nell’impianto originario una ben definita matrice barocca rielaborata quindi in senso neoclassico.

Il Parco di Monza, negli ultimi anni, è entrato a far parte integrante del territorio controllato dal Consorzio del Parco e della Valle del Lambro. La costituzione di una commissione tecnica formata dai soggetti istituzionali che hanno responsabilità nella conduzione del Parco, ha consentito l’elaborazione di un Programma organico che dovrà portare a valorizzare quello che la Regione Lombardia riconosce come “un bene raro e prezioso…”. Il patrimonio vegetale e forestale del Parco ha ancora oggi una consistenza eccezionale e il visitatore più attento potrà riconoscere l’umile carpino, adattabile a mille funzioni, o la nobile rovere, il faggio e il platano, i tigli che ombreggiano i viali, gli aceri e i frassini; rimarrà affascinato dalla svettante altezza dei cedri del Libano o dall’incredibile intreccio dei rami di un faggio solitario, dalla spettacolare fioritura del liriodendro oppure dalla profonda ombra di qualche boschetto di conifere. Senza dimenticare poi gli arbusti e le erbe del sottobosco, sulle quali domina l’aglio ursino, che nei mesi primaverili tappezza letteralmente alcuni angoli del Parco con le sue foglie e i suoi fiori bianchi, stimolando l’olfatto del visitatore con l’intenso e caratteristico profumo.

In ogni stagione, comunque, il Parco di Monza rivela un fascino particolare, forse più di tutte l’autunno, quando le latifoglie si colorano nelle più diverse sfumature del giallo, dell’arancio e del rosso, quando le prime leggere nebbie stazionano al mattino sui prati; il Parco si fa più silenzioso e la natura, dimenticate le folle di avventori e il frastuono dei motori, sembra voler tornare ai suoi antichi ritmi.

 
Torna alla Home Page

Torna all'inizio della pagina

Comune di Biassono - Via San Martino, 9 - 20046 Biassono (MI) - Tel. (+39) 039.22.01.031 - Fax (+39) 039.22.01.076
E-mail: segreteria@biassono.org - C.F. 02336340159 - P.IVA 00733850960 - privacy

SITO REALIZZATO DA EUROBUSINESS

(C) 2003 COMUNE DI BIASSONO